Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, scrive della scelta del prossimo Ct dell'Italia: "I clubmen avrebbero deciso che il principale problema del calcio italiano non sia la tragedia complessiva dell’intero movimento, ma il nome del successore di Gattuso. Capeggiati dal più attivo e ascoltato della compagnia contante, Beppe Marotta, che pubblicamente si dichiara del tutto indifferente e al telefono con i suoi colleghi chissà, i presidenti stanno ponendo veti e minacciando barricate contro “il traditore jesino” (...). Sulla scelta del ct, Giovanni Malagò si gioca il primo patentino di credibilità e questo gli anti-manciniani non l’hanno considerato: l’ex presidente del Coni è - sì - un manager di relazioni, ma anche uno che non ama farsi condizionare e che a sua volta, se si percepisse ornamentale, sbatterebbe la porta alla maniera dello stesso Mancini. C’è un limite e quel limite, per decenza e contesto, non va superato. Mercoledì Malagò, che nell’agenda dei problemi da risolvere ha in cima alla lista le questioni arbitrali e la giustizia sportiva, nominerà i vicepresidenti (Calcagno e Simonelli): il suo primo consiglio e nelle ore successive scioglierà la riserva sul ct. Sarà il momento della verità: il presidente federale dovrà assumersi la piena responsabilità della scelta, marcando possibilmente la distanza dai club. Siamo certi che da uomo forte, non solo non indulgerà a debolezze, ma riporterà la vicenda sul piano della realtà".
di Napoli Magazine
28/06/2026 - 11:06
Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, scrive della scelta del prossimo Ct dell'Italia: "I clubmen avrebbero deciso che il principale problema del calcio italiano non sia la tragedia complessiva dell’intero movimento, ma il nome del successore di Gattuso. Capeggiati dal più attivo e ascoltato della compagnia contante, Beppe Marotta, che pubblicamente si dichiara del tutto indifferente e al telefono con i suoi colleghi chissà, i presidenti stanno ponendo veti e minacciando barricate contro “il traditore jesino” (...). Sulla scelta del ct, Giovanni Malagò si gioca il primo patentino di credibilità e questo gli anti-manciniani non l’hanno considerato: l’ex presidente del Coni è - sì - un manager di relazioni, ma anche uno che non ama farsi condizionare e che a sua volta, se si percepisse ornamentale, sbatterebbe la porta alla maniera dello stesso Mancini. C’è un limite e quel limite, per decenza e contesto, non va superato. Mercoledì Malagò, che nell’agenda dei problemi da risolvere ha in cima alla lista le questioni arbitrali e la giustizia sportiva, nominerà i vicepresidenti (Calcagno e Simonelli): il suo primo consiglio e nelle ore successive scioglierà la riserva sul ct. Sarà il momento della verità: il presidente federale dovrà assumersi la piena responsabilità della scelta, marcando possibilmente la distanza dai club. Siamo certi che da uomo forte, non solo non indulgerà a debolezze, ma riporterà la vicenda sul piano della realtà".