Calcio
IL PREPARATORE - Albarella: "Napoli, De Bruyne e Neres potrebbero rientrare per la fine della stagione, Lukaku? Ha bisogno di tempo"
25.02.2026 10:46 di Napoli Magazine
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Ai microfoni di Napolità, si è gentilmente concesso Eugenio Albarella, preparatore atletico ex Napoli e Juve ed attualmente alla corte di Fabio Cannavaro per i Mondiali con la Nazionale dell’Uzbekistan. È proprio dalla preparazione atletica e gli infortuni che hanno condannato la stagione dei partenopei che parla il professionista: "La logica conseguenza dei calendari di oggi, di quelle che sono le intensità richieste di questo sport e la mancanza di recupero. Di conseguenza, oggi l’infortunio, soprattutto nelle squadre di alta qualificazione, non è più un caso, ma diventa sistematico".

Metodologie di allenamento inadeguate?

"Ci sono degli studi acclarati che ci dicono che, soprattutto negli ultimi 5 anni, le cinque leghe più importanti d’Europa, hanno un incremento medio, ogni anno, del 20% sul numero degli infortunati. Sono circa 22.000 infortuni. Il problema non è casuale. Al di là di quelle che possono essere le strategie, bisogna avere la forza e la volontà di affrontare le esigenze del calcio moderno, il business e le esigenze metodologiche".

Di chi è la responsabilità?

"'Tanti pochi fanno assai', trovare un capo espiatorio non è una soluzione. Bisogna affrontare la realtà e cercare di perseguire nuove strade ottimizzando la gestione dell’atleta stesso". 

Esistono delle soluzioni preventive per evitare questo susseguirsi di infortuni? Il turnover può esserlo?

"Esistono delle strategie preventive nel momento in cui conosci l’indice di rischio dei singoli atleti. Il turn over è sicuramente una soluzione importante". 

Quanto incide la presenza di strutture inadeguate? 

"A mio modesto parere, sono fondamentali. Le società di alta qualificazione con competizioni ogni tre giorni, hanno l’obbligo di guardare nuove frontiere, fra queste quelle di investire su strutture e professionalità per ottimizzare i tempi". 

Correlazione tra infortuni e gli allenamenti di Antonio Conte?

"È difficile dare un giudizio non conoscendo i particolari. Sicuramente Antonio Conte è un allenatore esigente, ha il suo credo, le sue metodologie. Sta nei collaboratori assecondare e ammorbidire le strategie dell’allenatore". 

Ritiro estivo lungo può affaticare i giocatori nel tempo?

"Dobbiamo abbattere i luoghi comuni. Il Napoli è una delle poche società ad avere un format classico di un ritiro ‘lungo’, non crea adattamenti come noi concepiamo di poter avere la possibilità di caricare il serbatoio e trovarsi la benzina 7-8 mesi successivi. Quel periodo è utilizzato perlopiù per dare educazione alla squadra a quelle che sono le filosofie dell’allenatore". 

Infortunio di De Bruyne, lo rivedremo?

"Non ho avuto la fortuna di allenarlo, ma era sicuramente un giocatore a rischio, visti gli infortuni passati. Non so quale sarà il futuro, ma credo si stia cercando di recuperarlo soprattuto per il finale di stagione, ma ancor più per il Mondiale". 

Infortunio di Rrahmani simile, c’è qualcosa che non va nella preparazione? 

"Credo che Rrahmani rientra in quella tipologia di giocatori a rischio. Nel suo storico, ha già accumulato una serie di infortuni soprattutto sulla catena cinetica posteriore, poi c’è il fato, c’è stata la scelta di forzarlo a rientrare con una partita ogni tre giorni". 

Quali sono i tempi di recupero?

"Mi soffermo alle diagnosi che vengono pubblicate. Si parla di una lesione di alto grado, quindi parliamo, in teoria, di 8-10 settimane". 

Infortunio di Lukaku senza intervento? 

"Aborro la possibilità di dare giudizio in una situazione molto delicata e particolare come il suo infortunio, non conoscendo i particolari. Non dobbiamo cadere nell’errore di pensare che quando viene considerato sanitariamente guarito, il giocatore può rientrare e performare secondo i suoi livelli. Necessita di un tempo per potersi ricondizionare e tornare ai suoi livelli in maniera graduale". 

Rivedremo Neres in campo?

"In teoria, abbiamo il tempo di potercelo godere negli ultimi mesi". 

La scelta di Di Lorenzo di intervenire su un problema pregresso al piede?

"Vista la non operabilità dell’infortunio, si è approfittato per poter intervenire su un problema che portava da tempo, ottimizzando questo periodo di fermo forzato, risolvendo più problemi. Lo rivedremo in campo". 

È più difficile gestire una lombalgia invisibile o un infortunio muscolare visibile?

"Non conosco il particolare, non lo so. Non penso ci sia qualcosa di invisibile, lo valuterà lo staff sanitario. Non so se lo rivedremo per fine stagione, dipende dai feedback quotidiani". 

Cos’ha rappresentato lavorare per il Napoli?

"Per chi fa il mio mestiere – benché io sono arrivato in un momento particolare – avere la fortuna di lavorare per il club per cui tifi, è qualcosa di molto particolare. C’è rammarico di averlo vissuto nel momento storico più difficile, ma c’è l’orgoglio di averlo fatto". 

Il ricordo più bello da professionista?

"Aver fatto una stagione con grande difficoltà societaria, ma con una sintonia tra staff e squadra che ho riscontrato poche volte in altre realtà". 

Il ricordo più bello da tifoso?

"Il giorno del primo scudetto". 

Le sarebbe piaciuto preparare atleticamente Maradona?

"A chi non sarebbe piaciuto avere la fortuna di allenare il calcio? Ho avuto la fortuna da studente di condividere la pista quando il Napoli si allenava al San Paolo e ho visto Maradona fare cose che ti lasciano davvero incantato nella sua capacità di rendere le cose facili. Un campione del suo livello soltanto poteva farlo con quella semplicità". 

Com’è cambiato il preparatore atletico negli anni? 

“Chi fa il mio mestiere, come tutti i mestieri di ricerca, sa che è in continua evoluzione. L’esperienza conta molto, le linee guida della fisiologica, biologia e metodologia in generale restano punti cardine”. 

Se oggi fosse nello staff del Napoli, da dove ripartirebbe?

“Non lo sono e mi guardo bene dal dare dei consigli”.

Quanto conta la fiducia tra preparatore atletico e allenatore?

“Determinante. Ho avuto la fortuna di collaborare per più di 25 anni con Alberto Zaccheroni. Al di là delle sue capacità riconosciute a livello internazionale, mi ha dato la possibilità di condividere quasi 30 anni con una persona per bene, con cui ho creato un rapporto oltre quello professionale. È stata l’arma vincente nel trasmettere sintonia con la squadra. Oggi ho la fortuna di collaborare con Fabio Cannavaro e i presupposti sono simili”. 

Come nasce il rapporto con Fabio Cannavaro? 

“Fabio è stato un mio giocatore con la Juventus. Da lì, al di là della nostra estrazione cittadina, è nata una sintonia. Già da allora mi diceva: ‘Un giorno vorrei una tua collaborazione’. Poi ci siamo trovati a Udine e abbiamo deciso di cominciare questo binomio”. 

Fabio Cannavaro: meglio calciatore o allenatore? 

“Da calciatore è indiscutibile. Parliamo di un giocatore di altissimo livello. Sono convinto, non per partito preso, ma per oggettività, che possa diventare un allenatore importante perché rientra in quella schiera di allenatori di alto profilo, grazie alla sua esperienza, così come Zidane, Mancini, Ancelotti, che hanno leadership, personalità per poter affrontare e gestire spogliatoi di giocatori evoluti”. 

Uzbekistan ai Mondiali? 

“Abbiamo l’onore di accompagnare una Nazione per la prima volta in una competizione così importante come i Mondiali. I feedback quotidiani sono speciali. C’è la consapevolezza della difficoltà della prima volta. La mia esperienza e quella di Fabio servirà moltissimo a cercare di creare un binomio tra squadra e staff che possa meravigliare il mondo”. 

Come si prepara una squadra per il sogno Mondiale?

“Non è facile perché devi trovare una sintesi, hai pochissimo tempo per creare adattamenti. Devi lavorare molto con gli altri staff di chi gestisce i potenziali calciatori di Nazionale e questo crea dei dati per poter ottimizzare il poco tempo a disposizione”.

Quanto sono importanti le nuove tecnologie anche legati all’Intelligenza Artificiale in questo mestiere?

“Lo sono sempre state. Oggi, con le nuove tecnologie, è un mondo che scopriamo quotidianamente che corre veloce come il calcio. Anche lì dovremo fare le nostre esperienze, prendere quello che riteniamo giusto prendere e non tutto per oro colato. La storia è importante: se la tecnologica aiuta, non può essere la soluzione finale”. 

Qual è l’errore più grande che si può fare quando si parla di infortuni in ambito calcistico?

“Quello di dare tutto per scontato. Ci sono mille componenti che possono creare i presupposti per un infortunio. Bisogna non avere la presunzione di avere un rischio zero, ma lavorare per abbassare l’indice di rischio”. 

Qual è il consiglio per gli studenti?

“Parto sempre dalla mia esperienza personale. Chi mi invitò a fare questo tipo di percorso di studi era l’allenatore dei fratelli Abbagnale, il quale mi disse: ‘Non hai mai superato l’età del perché, hai la forma mentis per poter fare l’allenatore’. Agli studenti che possono pensare di fare il mio mestiere, dico di mantenere la curiosità e la voglia di mettersi in discussione ogni giorno, assecondando i propri intuito”.

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IL PREPARATORE - Albarella: "Napoli, De Bruyne e Neres potrebbero rientrare per la fine della stagione, Lukaku? Ha bisogno di tempo"

di Napoli Magazine

25/02/2026 - 10:46

Ai microfoni di Napolità, si è gentilmente concesso Eugenio Albarella, preparatore atletico ex Napoli e Juve ed attualmente alla corte di Fabio Cannavaro per i Mondiali con la Nazionale dell’Uzbekistan. È proprio dalla preparazione atletica e gli infortuni che hanno condannato la stagione dei partenopei che parla il professionista: "La logica conseguenza dei calendari di oggi, di quelle che sono le intensità richieste di questo sport e la mancanza di recupero. Di conseguenza, oggi l’infortunio, soprattutto nelle squadre di alta qualificazione, non è più un caso, ma diventa sistematico".

Metodologie di allenamento inadeguate?

"Ci sono degli studi acclarati che ci dicono che, soprattutto negli ultimi 5 anni, le cinque leghe più importanti d’Europa, hanno un incremento medio, ogni anno, del 20% sul numero degli infortunati. Sono circa 22.000 infortuni. Il problema non è casuale. Al di là di quelle che possono essere le strategie, bisogna avere la forza e la volontà di affrontare le esigenze del calcio moderno, il business e le esigenze metodologiche".

Di chi è la responsabilità?

"'Tanti pochi fanno assai', trovare un capo espiatorio non è una soluzione. Bisogna affrontare la realtà e cercare di perseguire nuove strade ottimizzando la gestione dell’atleta stesso". 

Esistono delle soluzioni preventive per evitare questo susseguirsi di infortuni? Il turnover può esserlo?

"Esistono delle strategie preventive nel momento in cui conosci l’indice di rischio dei singoli atleti. Il turn over è sicuramente una soluzione importante". 

Quanto incide la presenza di strutture inadeguate? 

"A mio modesto parere, sono fondamentali. Le società di alta qualificazione con competizioni ogni tre giorni, hanno l’obbligo di guardare nuove frontiere, fra queste quelle di investire su strutture e professionalità per ottimizzare i tempi". 

Correlazione tra infortuni e gli allenamenti di Antonio Conte?

"È difficile dare un giudizio non conoscendo i particolari. Sicuramente Antonio Conte è un allenatore esigente, ha il suo credo, le sue metodologie. Sta nei collaboratori assecondare e ammorbidire le strategie dell’allenatore". 

Ritiro estivo lungo può affaticare i giocatori nel tempo?

"Dobbiamo abbattere i luoghi comuni. Il Napoli è una delle poche società ad avere un format classico di un ritiro ‘lungo’, non crea adattamenti come noi concepiamo di poter avere la possibilità di caricare il serbatoio e trovarsi la benzina 7-8 mesi successivi. Quel periodo è utilizzato perlopiù per dare educazione alla squadra a quelle che sono le filosofie dell’allenatore". 

Infortunio di De Bruyne, lo rivedremo?

"Non ho avuto la fortuna di allenarlo, ma era sicuramente un giocatore a rischio, visti gli infortuni passati. Non so quale sarà il futuro, ma credo si stia cercando di recuperarlo soprattuto per il finale di stagione, ma ancor più per il Mondiale". 

Infortunio di Rrahmani simile, c’è qualcosa che non va nella preparazione? 

"Credo che Rrahmani rientra in quella tipologia di giocatori a rischio. Nel suo storico, ha già accumulato una serie di infortuni soprattutto sulla catena cinetica posteriore, poi c’è il fato, c’è stata la scelta di forzarlo a rientrare con una partita ogni tre giorni". 

Quali sono i tempi di recupero?

"Mi soffermo alle diagnosi che vengono pubblicate. Si parla di una lesione di alto grado, quindi parliamo, in teoria, di 8-10 settimane". 

Infortunio di Lukaku senza intervento? 

"Aborro la possibilità di dare giudizio in una situazione molto delicata e particolare come il suo infortunio, non conoscendo i particolari. Non dobbiamo cadere nell’errore di pensare che quando viene considerato sanitariamente guarito, il giocatore può rientrare e performare secondo i suoi livelli. Necessita di un tempo per potersi ricondizionare e tornare ai suoi livelli in maniera graduale". 

Rivedremo Neres in campo?

"In teoria, abbiamo il tempo di potercelo godere negli ultimi mesi". 

La scelta di Di Lorenzo di intervenire su un problema pregresso al piede?

"Vista la non operabilità dell’infortunio, si è approfittato per poter intervenire su un problema che portava da tempo, ottimizzando questo periodo di fermo forzato, risolvendo più problemi. Lo rivedremo in campo". 

È più difficile gestire una lombalgia invisibile o un infortunio muscolare visibile?

"Non conosco il particolare, non lo so. Non penso ci sia qualcosa di invisibile, lo valuterà lo staff sanitario. Non so se lo rivedremo per fine stagione, dipende dai feedback quotidiani". 

Cos’ha rappresentato lavorare per il Napoli?

"Per chi fa il mio mestiere – benché io sono arrivato in un momento particolare – avere la fortuna di lavorare per il club per cui tifi, è qualcosa di molto particolare. C’è rammarico di averlo vissuto nel momento storico più difficile, ma c’è l’orgoglio di averlo fatto". 

Il ricordo più bello da professionista?

"Aver fatto una stagione con grande difficoltà societaria, ma con una sintonia tra staff e squadra che ho riscontrato poche volte in altre realtà". 

Il ricordo più bello da tifoso?

"Il giorno del primo scudetto". 

Le sarebbe piaciuto preparare atleticamente Maradona?

"A chi non sarebbe piaciuto avere la fortuna di allenare il calcio? Ho avuto la fortuna da studente di condividere la pista quando il Napoli si allenava al San Paolo e ho visto Maradona fare cose che ti lasciano davvero incantato nella sua capacità di rendere le cose facili. Un campione del suo livello soltanto poteva farlo con quella semplicità". 

Com’è cambiato il preparatore atletico negli anni? 

“Chi fa il mio mestiere, come tutti i mestieri di ricerca, sa che è in continua evoluzione. L’esperienza conta molto, le linee guida della fisiologica, biologia e metodologia in generale restano punti cardine”. 

Se oggi fosse nello staff del Napoli, da dove ripartirebbe?

“Non lo sono e mi guardo bene dal dare dei consigli”.

Quanto conta la fiducia tra preparatore atletico e allenatore?

“Determinante. Ho avuto la fortuna di collaborare per più di 25 anni con Alberto Zaccheroni. Al di là delle sue capacità riconosciute a livello internazionale, mi ha dato la possibilità di condividere quasi 30 anni con una persona per bene, con cui ho creato un rapporto oltre quello professionale. È stata l’arma vincente nel trasmettere sintonia con la squadra. Oggi ho la fortuna di collaborare con Fabio Cannavaro e i presupposti sono simili”. 

Come nasce il rapporto con Fabio Cannavaro? 

“Fabio è stato un mio giocatore con la Juventus. Da lì, al di là della nostra estrazione cittadina, è nata una sintonia. Già da allora mi diceva: ‘Un giorno vorrei una tua collaborazione’. Poi ci siamo trovati a Udine e abbiamo deciso di cominciare questo binomio”. 

Fabio Cannavaro: meglio calciatore o allenatore? 

“Da calciatore è indiscutibile. Parliamo di un giocatore di altissimo livello. Sono convinto, non per partito preso, ma per oggettività, che possa diventare un allenatore importante perché rientra in quella schiera di allenatori di alto profilo, grazie alla sua esperienza, così come Zidane, Mancini, Ancelotti, che hanno leadership, personalità per poter affrontare e gestire spogliatoi di giocatori evoluti”. 

Uzbekistan ai Mondiali? 

“Abbiamo l’onore di accompagnare una Nazione per la prima volta in una competizione così importante come i Mondiali. I feedback quotidiani sono speciali. C’è la consapevolezza della difficoltà della prima volta. La mia esperienza e quella di Fabio servirà moltissimo a cercare di creare un binomio tra squadra e staff che possa meravigliare il mondo”. 

Come si prepara una squadra per il sogno Mondiale?

“Non è facile perché devi trovare una sintesi, hai pochissimo tempo per creare adattamenti. Devi lavorare molto con gli altri staff di chi gestisce i potenziali calciatori di Nazionale e questo crea dei dati per poter ottimizzare il poco tempo a disposizione”.

Quanto sono importanti le nuove tecnologie anche legati all’Intelligenza Artificiale in questo mestiere?

“Lo sono sempre state. Oggi, con le nuove tecnologie, è un mondo che scopriamo quotidianamente che corre veloce come il calcio. Anche lì dovremo fare le nostre esperienze, prendere quello che riteniamo giusto prendere e non tutto per oro colato. La storia è importante: se la tecnologica aiuta, non può essere la soluzione finale”. 

Qual è l’errore più grande che si può fare quando si parla di infortuni in ambito calcistico?

“Quello di dare tutto per scontato. Ci sono mille componenti che possono creare i presupposti per un infortunio. Bisogna non avere la presunzione di avere un rischio zero, ma lavorare per abbassare l’indice di rischio”. 

Qual è il consiglio per gli studenti?

“Parto sempre dalla mia esperienza personale. Chi mi invitò a fare questo tipo di percorso di studi era l’allenatore dei fratelli Abbagnale, il quale mi disse: ‘Non hai mai superato l’età del perché, hai la forma mentis per poter fare l’allenatore’. Agli studenti che possono pensare di fare il mio mestiere, dico di mantenere la curiosità e la voglia di mettersi in discussione ogni giorno, assecondando i propri intuito”.