Intervistato dal sito ufficiale dell’Inter, Federico Dimarco si è raccontato: “Un segreto nella mia carriera? Non c’è un segreto, penso solo di avere sempre avuto tanta voglia di imparare e ascoltare. In carriera quando è servito ho saputo adattarmi, cambiato metodi di allenamento sotto ogni punto di vista: è qualcosa che diventa possibile man mano che cresci e davanti a te ci sono grandi campioni nel tuo stesso spogliatoio che diventano degli esempi. I ricordi principali sono legati al campetto che si trovava di fronte al negozio di mio papà: ci andavo a giocare tutti i giorni. Non c’è un momento particolare, ma ancora adesso quando scendo in campo a San Siro ho come dei flash di quel campo, fa parte di me e della mia storia. L’Inter è la mia famiglia: qui sono cresciuto, poi mi sono allontanato per un po’, ma alla fine sono tornato e ormai sono qui da tanti anni. Conosco bene il Club: io e i miei compagni che sono qui da più tempo cerchiamo sempre di trasmettere a chi arriva cosa significa giocare per l’Inter e vestire la maglia nerazzurra. Il fatto di non mollare mai e dare sempre tutto quello che si ha. Dare un consiglio però è difficile, ognuno ha il suo percorso: io posso dire che nei momenti di difficoltà è importante sapersi prendere le proprie responsabilità e saper fare autocritica. Io ho sempre voluto scegliere in prima persona nel corso della mia carriera. Il pensiero della vittoria ti carica: vincere regala sempre emozioni positive, ma non si può avere sempre successo nel calcio: dalle sconfitte però possono nascere grandi vittorie. Questo vale anche a livello personale: a volte magari non si riesce a dare il meglio di sé, ma ciò che conta è continuare a lavorare per migliorarsi. Questo deve sempre essere l’obiettivo numero uno per chiunque vesta la maglia dell’Inter”.
di Napoli Magazine
17/04/2026 - 15:14
Intervistato dal sito ufficiale dell’Inter, Federico Dimarco si è raccontato: “Un segreto nella mia carriera? Non c’è un segreto, penso solo di avere sempre avuto tanta voglia di imparare e ascoltare. In carriera quando è servito ho saputo adattarmi, cambiato metodi di allenamento sotto ogni punto di vista: è qualcosa che diventa possibile man mano che cresci e davanti a te ci sono grandi campioni nel tuo stesso spogliatoio che diventano degli esempi. I ricordi principali sono legati al campetto che si trovava di fronte al negozio di mio papà: ci andavo a giocare tutti i giorni. Non c’è un momento particolare, ma ancora adesso quando scendo in campo a San Siro ho come dei flash di quel campo, fa parte di me e della mia storia. L’Inter è la mia famiglia: qui sono cresciuto, poi mi sono allontanato per un po’, ma alla fine sono tornato e ormai sono qui da tanti anni. Conosco bene il Club: io e i miei compagni che sono qui da più tempo cerchiamo sempre di trasmettere a chi arriva cosa significa giocare per l’Inter e vestire la maglia nerazzurra. Il fatto di non mollare mai e dare sempre tutto quello che si ha. Dare un consiglio però è difficile, ognuno ha il suo percorso: io posso dire che nei momenti di difficoltà è importante sapersi prendere le proprie responsabilità e saper fare autocritica. Io ho sempre voluto scegliere in prima persona nel corso della mia carriera. Il pensiero della vittoria ti carica: vincere regala sempre emozioni positive, ma non si può avere sempre successo nel calcio: dalle sconfitte però possono nascere grandi vittorie. Questo vale anche a livello personale: a volte magari non si riesce a dare il meglio di sé, ma ciò che conta è continuare a lavorare per migliorarsi. Questo deve sempre essere l’obiettivo numero uno per chiunque vesta la maglia dell’Inter”.