A "1 Football Club", programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Franco Piantanida, giornalista Mediaset. Di seguito, un estratto dell'intervista.
Partiamo da quest'ultima giornata di campionato, la penultima, la trentasettesima, che sicuramente avrà regalato dei top e dei flop. Voglio partire subito con una polemica: chi è stato il flop dei flop di questa giornata?
"Il flop di questa giornata è stato Luciano Spalletti. È vero che la Juventus aveva perso una sola partita nelle ultime dieci, è vero che da quando è arrivato al posto di Tudor aveva dato una certa continuità e aveva migliorato qualcosa. Però è anche vero che nelle ultime due partite, quelle decisive, ha raccolto un solo punto contro un Verona già retrocesso e una Fiorentina che ormai aveva poco da chiedere al campionato. Di fatto la Juventus ha compromesso la corsa Champions, salvo miracoli all'ultima giornata. Certo, il Verona con la Roma ha dimostrato che non regala niente a nessuno, così come il Como non ha regalato nulla. Però il problema è che alcuni segnali c'erano già stati: penso alle partite con Lecce e Sassuolo, alla sconfitta contro il Cagliari. La Juventus produceva gioco e occasioni, ma non portava a casa i risultati. Per me erano campanelli d'allarme non tanto per Spalletti, quanto per la capacità della rosa di reggere pressione e momenti complicati. La Juventus più o meno farà gli stessi punti dell'anno scorso, ma il problema è che sono cresciute le altre. Se trovi una Roma che fa un punto in più, poi la frittata è fatta. Spalletti qualche colpa ce l'ha: alcune scelte, la gestione di certi uomini, alcune letture. Però secondo me ha soprattutto capito tardi quali giocatori avessero personalità e quali no. È riuscito a incidere solo in parte".
Passiamo al top: chi è stato il migliore di questa giornata?
"Mi viene da dire Stulic, per quello che è successo. Aspettiamo l'ultima settimana, perché manca ancora un passo, però credo che stia diventando il figlio adottivo di Di Francesco. Quel gol al 97° ha un peso enorme. Tutti i tifosi neutrali stavano idealmente dalla parte del mister, perché sarebbe stato davvero troppo vedere ancora una volta una sua squadra andare incontro a un epilogo amaro. Ha la faccia di uno che continua a crederci, che non molla mai. Parliamo di un allenatore che ha vissuto stagioni durissime: due anni fa col Frosinone, l'anno scorso col Venezia, sempre con finali complicati. Se lo merita per il lavoro, per i modi, per come si comporta. Poi aggiungo anche Athekame: è uno dei pochi da cui Allegri è riuscito a tirare fuori il meglio".
In Pisa-Napoli, riesce a trovare due top?
"Finalmente un segnale da Højlund, anche se il gol è arrivato in una partita che contava relativamente. Però continuo a dire una cosa: il Napoli ha bisogno che lui raddoppi il bottino di quest'anno. Per caratteristiche deve diventare un attaccante da almeno venti gol. Poi bisognerà capire chi sarà il prossimo allenatore e come lavorerà con lui. Per L'altro nome sarebbe scontato McTominay, quindi andiamo su Lobotka: di lui ormai si parla sempre, ma è inevitabile. Però aggiungo una riflessione: il Napoli deve capire cosa fare a centrocampo. Lobotka è fondamentale, ma non puoi pensare che resista ancora a lungo con le metodologie di Conte. Il procuratore aveva lasciato intendere qualcosa. Io sono contento per lui: finalmente avrà una settimana di ferie, come chiese in quella famosa quanto polemica intervista. Con Conte è difficile avere momenti di pausa. Manca poco e poi potrà staccare".
Flop di Pisa-Napoli?
"Qui dico Alessandro Buongiorno. Mi dispiace perché è uno che trasmette serietà assoluta. Non dà mai l'impressione di essere uno che non si impegna, anzi: dà l'idea di un professionista esemplare. Però ha disputato una stagione sotto le aspettative, può capitare. È stato pagato tanto, ma capita anche ai migliori. Detto questo, faccio il discorso opposto: io me lo terrei assolutamente. Per una stagione negativa non si mette in discussione un patrimonio tecnico del genere. Secondo me il Napoli a livello di centrali difensivi è già a posto".
Secondo flop di Pisa-Napoli?
"Spinazzola, anche se con molte attenuanti. Ha fatto il suo per tutta la stagione e ha portato anche assist importanti. Ma se davanti ti trovi uno come Alisson Santos, che ha corsa e velocità, inevitabilmente vai in difficoltà. Spinazzola è uno che ha bisogno di correre, di avere spazio. Se lo costringi a difendere basso cambia tutto. Comunque stiamo parlando di un flop relativo in una partita tra una squadra retrocessa e una già qualificata in Champions".
Prima di chiudere: lei che è un esperto comunicatore, come ha interpretato le parole di Antonio Conte? Sono parole d'addio o la sua solita strategia comunicativa?
"Ieri a Pressing abbiamo fatto la domanda: Conte resta sì o no? Dopo quelle dichiarazioni il 95% dello studio ha detto che andrà via. Solo Emiliano Viviano ha detto che resterà. Conte però lo conosciamo. Quello di ieri è un copione che abbiamo già visto: quando dice che il presidente sa già tutto, che la sua volontà è chiara e che per rispetto non parlerà, sta preparando il terreno. Io però mi tengo una riserva. Per me dovrebbe restare a Napoli. Fatico a vedere alternative che abbiano davvero senso per lui. Se non è la Nazionale, quale sarebbe? E sinceramente faccio fatica a immaginarlo in azzurro. Mi sembra più una questione di mercato e di prospettive economiche. De Laurentiis gestisce il Napoli in modo impeccabile dal punto di vista dei conti, ma se un anno spendi 200 milioni non puoi spenderne altri 200 l'anno successivo. Se Conte pretende investimenti enormi ogni stagione, allora diventa difficile. Però non vedo una rottura traumatica come in altre occasioni. Per questo una piccola porta aperta me la tengo ancora".
di Napoli Magazine
18/05/2026 - 13:58
A "1 Football Club", programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Franco Piantanida, giornalista Mediaset. Di seguito, un estratto dell'intervista.
Partiamo da quest'ultima giornata di campionato, la penultima, la trentasettesima, che sicuramente avrà regalato dei top e dei flop. Voglio partire subito con una polemica: chi è stato il flop dei flop di questa giornata?
"Il flop di questa giornata è stato Luciano Spalletti. È vero che la Juventus aveva perso una sola partita nelle ultime dieci, è vero che da quando è arrivato al posto di Tudor aveva dato una certa continuità e aveva migliorato qualcosa. Però è anche vero che nelle ultime due partite, quelle decisive, ha raccolto un solo punto contro un Verona già retrocesso e una Fiorentina che ormai aveva poco da chiedere al campionato. Di fatto la Juventus ha compromesso la corsa Champions, salvo miracoli all'ultima giornata. Certo, il Verona con la Roma ha dimostrato che non regala niente a nessuno, così come il Como non ha regalato nulla. Però il problema è che alcuni segnali c'erano già stati: penso alle partite con Lecce e Sassuolo, alla sconfitta contro il Cagliari. La Juventus produceva gioco e occasioni, ma non portava a casa i risultati. Per me erano campanelli d'allarme non tanto per Spalletti, quanto per la capacità della rosa di reggere pressione e momenti complicati. La Juventus più o meno farà gli stessi punti dell'anno scorso, ma il problema è che sono cresciute le altre. Se trovi una Roma che fa un punto in più, poi la frittata è fatta. Spalletti qualche colpa ce l'ha: alcune scelte, la gestione di certi uomini, alcune letture. Però secondo me ha soprattutto capito tardi quali giocatori avessero personalità e quali no. È riuscito a incidere solo in parte".
Passiamo al top: chi è stato il migliore di questa giornata?
"Mi viene da dire Stulic, per quello che è successo. Aspettiamo l'ultima settimana, perché manca ancora un passo, però credo che stia diventando il figlio adottivo di Di Francesco. Quel gol al 97° ha un peso enorme. Tutti i tifosi neutrali stavano idealmente dalla parte del mister, perché sarebbe stato davvero troppo vedere ancora una volta una sua squadra andare incontro a un epilogo amaro. Ha la faccia di uno che continua a crederci, che non molla mai. Parliamo di un allenatore che ha vissuto stagioni durissime: due anni fa col Frosinone, l'anno scorso col Venezia, sempre con finali complicati. Se lo merita per il lavoro, per i modi, per come si comporta. Poi aggiungo anche Athekame: è uno dei pochi da cui Allegri è riuscito a tirare fuori il meglio".
In Pisa-Napoli, riesce a trovare due top?
"Finalmente un segnale da Højlund, anche se il gol è arrivato in una partita che contava relativamente. Però continuo a dire una cosa: il Napoli ha bisogno che lui raddoppi il bottino di quest'anno. Per caratteristiche deve diventare un attaccante da almeno venti gol. Poi bisognerà capire chi sarà il prossimo allenatore e come lavorerà con lui. Per L'altro nome sarebbe scontato McTominay, quindi andiamo su Lobotka: di lui ormai si parla sempre, ma è inevitabile. Però aggiungo una riflessione: il Napoli deve capire cosa fare a centrocampo. Lobotka è fondamentale, ma non puoi pensare che resista ancora a lungo con le metodologie di Conte. Il procuratore aveva lasciato intendere qualcosa. Io sono contento per lui: finalmente avrà una settimana di ferie, come chiese in quella famosa quanto polemica intervista. Con Conte è difficile avere momenti di pausa. Manca poco e poi potrà staccare".
Flop di Pisa-Napoli?
"Qui dico Alessandro Buongiorno. Mi dispiace perché è uno che trasmette serietà assoluta. Non dà mai l'impressione di essere uno che non si impegna, anzi: dà l'idea di un professionista esemplare. Però ha disputato una stagione sotto le aspettative, può capitare. È stato pagato tanto, ma capita anche ai migliori. Detto questo, faccio il discorso opposto: io me lo terrei assolutamente. Per una stagione negativa non si mette in discussione un patrimonio tecnico del genere. Secondo me il Napoli a livello di centrali difensivi è già a posto".
Secondo flop di Pisa-Napoli?
"Spinazzola, anche se con molte attenuanti. Ha fatto il suo per tutta la stagione e ha portato anche assist importanti. Ma se davanti ti trovi uno come Alisson Santos, che ha corsa e velocità, inevitabilmente vai in difficoltà. Spinazzola è uno che ha bisogno di correre, di avere spazio. Se lo costringi a difendere basso cambia tutto. Comunque stiamo parlando di un flop relativo in una partita tra una squadra retrocessa e una già qualificata in Champions".
Prima di chiudere: lei che è un esperto comunicatore, come ha interpretato le parole di Antonio Conte? Sono parole d'addio o la sua solita strategia comunicativa?
"Ieri a Pressing abbiamo fatto la domanda: Conte resta sì o no? Dopo quelle dichiarazioni il 95% dello studio ha detto che andrà via. Solo Emiliano Viviano ha detto che resterà. Conte però lo conosciamo. Quello di ieri è un copione che abbiamo già visto: quando dice che il presidente sa già tutto, che la sua volontà è chiara e che per rispetto non parlerà, sta preparando il terreno. Io però mi tengo una riserva. Per me dovrebbe restare a Napoli. Fatico a vedere alternative che abbiano davvero senso per lui. Se non è la Nazionale, quale sarebbe? E sinceramente faccio fatica a immaginarlo in azzurro. Mi sembra più una questione di mercato e di prospettive economiche. De Laurentiis gestisce il Napoli in modo impeccabile dal punto di vista dei conti, ma se un anno spendi 200 milioni non puoi spenderne altri 200 l'anno successivo. Se Conte pretende investimenti enormi ogni stagione, allora diventa difficile. Però non vedo una rottura traumatica come in altre occasioni. Per questo una piccola porta aperta me la tengo ancora".