Il portiere del Los Angeles FC, Hugo Lloris, ha concesso un’intervista a L’Equipe. Queste le sue parole su Henry Kane: “Kane? Quando sono arrivato nel 2012, era in prestito, ma ha iniziato a giocare titolare alla fine della stagione successiva sotto la guida di Tim Sherwood, e poi è passato a giocare con Pochettino. In termini di pura finalizzazione, è sempre stato molto forte e costante sotto porta, anche da giovane, ma è cresciuto passo dopo passo. Non è necessariamente il prodigio che tutti si aspettano che raggiunga subito la vetta, ma non appena il livello della competizione si è alzato, si è adattato. Questa è la sua storia: nessuno se lo aspettava, almeno non a questo livello, e lui non si è mai posto dei limiti. È sempre stato un avversario agguerrito, in qualsiasi sport: quando ha iniziato a giocare a golf, si è dedicato completamente, e lo stesso ha fatto con il padel. È un gran lavoratore, e il fatto che sia così bravo sotto porta è il risultato di ore di allenamento; non c’è di mezzo la fortuna. È un esempio di disciplina e duro lavoro. Poi, ha fatto evolvere il suo gioco. Lo conoscevo come un giocatore più diretto, più concentrato sugli inserimenti alle spalle della difesa, e poi ha iniziato ad arretrare e a fare quei passaggi meravigliosi, come un quarterback, ed è diventato un giocatore incredibilmente completo, pur rimanendo un vero numero nove, cosa sempre più rara”.
di Napoli Magazine
05/05/2026 - 15:46
Il portiere del Los Angeles FC, Hugo Lloris, ha concesso un’intervista a L’Equipe. Queste le sue parole su Henry Kane: “Kane? Quando sono arrivato nel 2012, era in prestito, ma ha iniziato a giocare titolare alla fine della stagione successiva sotto la guida di Tim Sherwood, e poi è passato a giocare con Pochettino. In termini di pura finalizzazione, è sempre stato molto forte e costante sotto porta, anche da giovane, ma è cresciuto passo dopo passo. Non è necessariamente il prodigio che tutti si aspettano che raggiunga subito la vetta, ma non appena il livello della competizione si è alzato, si è adattato. Questa è la sua storia: nessuno se lo aspettava, almeno non a questo livello, e lui non si è mai posto dei limiti. È sempre stato un avversario agguerrito, in qualsiasi sport: quando ha iniziato a giocare a golf, si è dedicato completamente, e lo stesso ha fatto con il padel. È un gran lavoratore, e il fatto che sia così bravo sotto porta è il risultato di ore di allenamento; non c’è di mezzo la fortuna. È un esempio di disciplina e duro lavoro. Poi, ha fatto evolvere il suo gioco. Lo conoscevo come un giocatore più diretto, più concentrato sugli inserimenti alle spalle della difesa, e poi ha iniziato ad arretrare e a fare quei passaggi meravigliosi, come un quarterback, ed è diventato un giocatore incredibilmente completo, pur rimanendo un vero numero nove, cosa sempre più rara”.