Claudio Baglioni e Michele Caccamo in libreria e negli store digitali da oggi, martedì 15 settembre, con TAU. In segno d’amore (Castelvecchi editore, pp. 228 intonse), un’opera poetica e spirituale nata dall’incontro tra i due autori del libro nell’ambito di un progetto artistico dedicato a san Francesco in occasione degli 800 anni dalla morte.
Nel primo giorno di uscita il libro è esaurito al lancio, in prevendita, ed è in ristampa.
L’edizione numerata a tiratura limitata è disponibile su Amazon fino a esaurimento scorte e nelle librerie San Paolo e Paoline.
«In un tempo che insegue sempre più l’accumulo e il possesso, abbiamo scritto di due uomini che si sono spogliati di tutto, per essere essenza dell'essenziale.
Ognuno a fare la sua parte».
Claudio Baglioni
«Con Claudio abbiamo costruito questo libro facendo convergere pensiero, visione e scrittura, parola dopo parola, perché Francesco e Antonio non restassero trattenuti nella sola devozione, ma riemergessero come due vite nelle quali Dio si è reso visibile».
Michele Caccamo
Un'invenzione poetica e morale in otto notti, ispirata alle figure di san Francesco d'Assisi e sant’Antonio da Padova: il santo portoghese, ormai malato e prossimo alla morte, riceve la presenza di san Francesco, non come semplice visione ma come richiamo all’origine più profonda della propria vocazione. Le otto notti costituiscono un tempo interiore nel quale la distanza tra i due si fa progressivamente più sottile. Il santo della parola, della predicazione e del sapere viene così condotto verso il limite della conoscenza, là dove ogni definizione deve cedere al silenzio.
La lettura del libro, scandita dal taglio delle pagine intonse, accompagna il lettore in questo cammino sotto il segno del Tau, simbolo scelto da san Francesco ad indicare salvezza e umiltà.
«Questa è l’ultima cosa che vi do. Una lettera».
Si fermò. Riprese fiato.
«Il Signore disse all’Angelo: “Passa in mezzo alla città e segna un Tau sulla fronte di chi ancora piange per il male del mondo”».
Un libro intenso e visionario in cui le fonti francescane, in particolare gli scritti di Tommaso da Celano e il Cantico delle creature, costituiscono la radice storica e spirituale dell'opera.
Nella scrittura di Claudio Baglioni e Michele Caccamo, la povertà francescana assume un significato radicale. Non coincide soltanto con la rinuncia ai beni materiali, ma con il venir meno di ogni pretesa di possesso: del nome, dell’identità, della verità e persino dell’immagine di Dio che l’uomo può costruire per difendersi dal mistero. L’elevazione non consiste nell’acquisire una condizione superiore, ma nel lasciare cadere ciò che separa l’essere umano dalla pienezza della vita.
Francesco aveva capito che la povertà non è mancanza, ma libertà. Antonio l’aveva compreso in altro modo. Francesco si era spogliato dei beni. Antonio si era spogliato del sapere. Francesco aveva lasciato la casa del padre. Antonio aveva lasciato la casa della mente. Entrambi erano arrivati al luogo del nulla. Dove non c’era niente di morto, ma ogni cosa era gravida di tutte le possibilità. È quello il grembo di Dio da cui nascono tutti i mondi.
Le parole di sant’Antonio della prima notte, «ogni istante che vivo è il Paradiso che si china su di me», riecheggiano nella visione di san Francesco e, dopo otto notti, otto visioni e otto spoliazioni, negli ultimi istanti, si fanno presenza assoluta.
Antonio morì credendo ciò che Francesco aveva creduto: la morte non esiste, è il nome che gli uomini danno a ciò che non riescono più a seguire. Le visioni erano venute per svuotarlo di tutta la conoscenza umana. Ogni notte Francesco gli toglieva qualcosa. Fu così che nell’abbandono Antonio trovò la presenza assoluta.