Ci sarà una ripresa
Difficile fare previsioni
Mudra Arti dello Spettacolo porta in scena
"Valentino, il punto più alto. Vita e segreti di un idolo"
Il fascino intramontabile di Rodolfo Valentino, icona del cinema muto e simbolo di un'epoca, torna a vivere sul palcoscenico attraverso i suoi segreti, le sue contraddizioni e gli interrogativi rimasti senza risposta. Il 6, 7 e 8 novembre al Teatro Sancarluccio di Napoli, in via San Pasquale a Chiaia 29, va in scena "Valentino, il punto più alto. Vita e segreti di un idolo", spettacolo con testi di Roberto Russo, la regia di Stefano Ariota, che rilegge in chiave teatrale la figura di uno dei divi più amati della storia del cinema. Interpreti: Francesco Petrillo e Giuseppe Brandi; produzione e organizzazione Mudra Arti dello Spettacolo di Olimpia Parariello.
A un secolo dalla scomparsa dell'attore, avvenuta nel 1926, la pièce si addentra nelle zone d'ombra di una vita interrotta prematuramente, interrogandosi su ciò che Valentino sarebbe potuto diventare se la sua carriera fosse proseguita nell'era del sonoro. Quale sarebbe stata la sua voce? Con quale timbro avrebbe pronunciato le battute?
Domande che alimentano il racconto e si intrecciano con il ritratto di un uomo capace di conquistare il pubblico attraverso lo sguardo, il movimento, la bellezza e il carisma.
«Con questo spettacolo ho voluto indagare ciò che ancora oggi circonda la figura di Rodolfo Valentino, tra interrogativi irrisolti e aspetti meno conosciuti della sua personalità. Mi ha affascinato soprattutto immaginare quale sarebbe stata la sua parabola artistica con l'avvento del sonoro, ma anche restituire il suo carisma, la passione per la danza e le sfumature più intime del suo carattere. Il confronto con Norman Kelly diventa così il cuore di una vicenda in cui ironia, cinismo e sentimento si intrecciano in un gioco teatrale dalle atmosfere ispirate al cinema muto», spiega Stefano Ariota.
In scena, Francesco Petrillo interpreta Rodolfo Valentino, mentre Giuseppe Brandi veste i panni di Norman Kelly, l'uomo che ne accompagnò l'ascesa nel mondo del cinema. Il loro rapporto diventa il fulcro di una narrazione che attraversa ambizione, desiderio e sentimento, mettendo in luce il legame profondo tra i due personaggi. Ambientata idealmente a bordo della piscina di una delle grandi ville dei divi dell'epoca, la vicenda si sviluppa attorno a un tavolo da gioco, dove i protagonisti sembrano due bambini decisi a conquistare il mondo. La partita a dadi si trasforma così in una sfida sempre più aggressiva, in cui il grottesco convive con l'ironia e il cinismo, mentre la recitazione alterna prima e terza persona, muovendosi tra evocazione biografica e finzione teatrale.
«Celebrare è un termine spesso svuotato di significato. Rendere omaggio a un personaggio come Rudy significa riconoscere ciò che ha rappresentato per noi, le emozioni che ha suscitato e il segno che ha lasciato nella nostra vita – racconta Olimpia Panariello. Conoscere anche le sue fragilità e la sua vita privata permette di guardarlo da una prospettiva diversa e di dare alla celebrazione un senso più completo».
La messa in scena punta su un linguaggio essenziale; Maddalena Marciano cura i costumi, caratterizzati da colori intensi e suggestioni Art Déco, insieme con Anna Cerulo e Martina Vaccaro. Il tango coreografato da Alberto Sant'Elia aggiunge un ulteriore livello espressivo al rapporto tra i protagonisti, traducendo le tensioni in movimento. Assistente alla regia Pina Strazzullo; Tecnico di regia Andrea Tesone; Makeup di Kriss Barone.

di Napoli Magazine
21/10/2026 - 09:29
Mudra Arti dello Spettacolo porta in scena
"Valentino, il punto più alto. Vita e segreti di un idolo"
Il fascino intramontabile di Rodolfo Valentino, icona del cinema muto e simbolo di un'epoca, torna a vivere sul palcoscenico attraverso i suoi segreti, le sue contraddizioni e gli interrogativi rimasti senza risposta. Il 6, 7 e 8 novembre al Teatro Sancarluccio di Napoli, in via San Pasquale a Chiaia 29, va in scena "Valentino, il punto più alto. Vita e segreti di un idolo", spettacolo con testi di Roberto Russo, la regia di Stefano Ariota, che rilegge in chiave teatrale la figura di uno dei divi più amati della storia del cinema. Interpreti: Francesco Petrillo e Giuseppe Brandi; produzione e organizzazione Mudra Arti dello Spettacolo di Olimpia Parariello.
A un secolo dalla scomparsa dell'attore, avvenuta nel 1926, la pièce si addentra nelle zone d'ombra di una vita interrotta prematuramente, interrogandosi su ciò che Valentino sarebbe potuto diventare se la sua carriera fosse proseguita nell'era del sonoro. Quale sarebbe stata la sua voce? Con quale timbro avrebbe pronunciato le battute?
Domande che alimentano il racconto e si intrecciano con il ritratto di un uomo capace di conquistare il pubblico attraverso lo sguardo, il movimento, la bellezza e il carisma.
«Con questo spettacolo ho voluto indagare ciò che ancora oggi circonda la figura di Rodolfo Valentino, tra interrogativi irrisolti e aspetti meno conosciuti della sua personalità. Mi ha affascinato soprattutto immaginare quale sarebbe stata la sua parabola artistica con l'avvento del sonoro, ma anche restituire il suo carisma, la passione per la danza e le sfumature più intime del suo carattere. Il confronto con Norman Kelly diventa così il cuore di una vicenda in cui ironia, cinismo e sentimento si intrecciano in un gioco teatrale dalle atmosfere ispirate al cinema muto», spiega Stefano Ariota.
In scena, Francesco Petrillo interpreta Rodolfo Valentino, mentre Giuseppe Brandi veste i panni di Norman Kelly, l'uomo che ne accompagnò l'ascesa nel mondo del cinema. Il loro rapporto diventa il fulcro di una narrazione che attraversa ambizione, desiderio e sentimento, mettendo in luce il legame profondo tra i due personaggi. Ambientata idealmente a bordo della piscina di una delle grandi ville dei divi dell'epoca, la vicenda si sviluppa attorno a un tavolo da gioco, dove i protagonisti sembrano due bambini decisi a conquistare il mondo. La partita a dadi si trasforma così in una sfida sempre più aggressiva, in cui il grottesco convive con l'ironia e il cinismo, mentre la recitazione alterna prima e terza persona, muovendosi tra evocazione biografica e finzione teatrale.
«Celebrare è un termine spesso svuotato di significato. Rendere omaggio a un personaggio come Rudy significa riconoscere ciò che ha rappresentato per noi, le emozioni che ha suscitato e il segno che ha lasciato nella nostra vita – racconta Olimpia Panariello. Conoscere anche le sue fragilità e la sua vita privata permette di guardarlo da una prospettiva diversa e di dare alla celebrazione un senso più completo».
La messa in scena punta su un linguaggio essenziale; Maddalena Marciano cura i costumi, caratterizzati da colori intensi e suggestioni Art Déco, insieme con Anna Cerulo e Martina Vaccaro. Il tango coreografato da Alberto Sant'Elia aggiunge un ulteriore livello espressivo al rapporto tra i protagonisti, traducendo le tensioni in movimento. Assistente alla regia Pina Strazzullo; Tecnico di regia Andrea Tesone; Makeup di Kriss Barone.
