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GOLAZO
GOLAZO - Napoli, Adolfo Mollichelli scrive su "NM": "Resurrexit!"
23.01.2020 10:54 di Napoli Magazine

NAPOLI - Sapete perché amo il calcio da quand'ero ragazzino? Perché c'è sempre quel pizzico d'imponderabile che dà sale ad ogni partita. Caratterialmente rifuggo da schemi e tattiche (d'accordo, ci vogliono anche questi) resi come messaggi evangelici. L'imponderabile, dunque. Non trovo altro nome per spiegare la comicità del rigore in caduta e calciato a due piedi da Ciro Immobile il superbomber della serie A. Oddio, per la serie non è vero ma ci credo ci può stare anche la spiegazione apotropaica: corno e bicorno e tutto il resto appresso. Gira in rete un montaggio che m'ha fatto sorridere e non poco. Il busto di san Gennaro che si materializza all'altezza del rigore nel momento in cui il Ciro nazionale si appresta a calciare. Bene, ora passiamo alle cose serie. Detto che la sfida con la Lazio è stata quanto meno sui generis per nervosismo degli interpreti e per scarsezze varie su entrambi i fronti, va lodata la prova d'orgoglio - e non solo - degli azzurri che, evidentemente, avendo toccato il fondo non potevano che risalire la corrente. Ritrovato il feeling con il dodicesimo uomo tornato canterino come e più del solito e non ci si venga a dire che è stata l'atmosfera prefestivaliera ad ispirirar il canto continuo che però sa un po' di nenia, qualche variante l'apporterei, non dico i tre accordi in fortissimo che Puccini inserì nel bel mezzo della Tosca, ma insomma qualcosa cambierei. Come ha cambiato lo spartito Gennarino di Schiavonea dirigendo alla Muti una banda musicale (orchestra è troppo) che specie nei fiati aveva sfiatato fino all'inverosimile. Ogni suonatore con lo strumento giusto. Tranne Di Lorenzo, tornato al suo strumento dopo l'uscita, senza applausi, del pifferaio albanese. E comunque, la banda azzurra ha scosso e spennato l'aquila prendendo campo e incidendo (finalino a parte) in maniera spesso sontuosa. Poiché ogni partita ha una storia a sé, ecco che l'otttavo nano, Insignolo, s'è mostrato come ai bei tempi quando era nomato Lorenzo il magnifico. Esibizione semplicemente sontuosa, la sua. Il gol lampo preparato con tecnica sublime, direte? Sì, ma s'è trattato soltanto dell'ouverture. Un match ciclopico intriso di concretezza (che m'abbia dato ascolto in merito a quel tiro a giro da limitare il più possibile? voglio crederci), di inventiva, di garretti saldi. Nella tripla funzione: di attaccante, ideatore e difensore. Ha praticamente tarpato le ali a quel Lazzari che sulla fascia destra è l'aquilotto che più vola, volava. Lobotka, un nome ch'è un petardo, per necessità, è stato poco più che un ferdinando (ricordate?). E però abbiamo potuto goderci DD, Diego Demme, da Lipsia venuto. Centrocampista essenziale, che si fa vedere e vede, sembra che sbrighi il compitino ed invece la sua semplicità è concretezza. In qualche movenza m'ha ricordato Gargano ma meno forsennato e più pensante. E così, il Napoli più impalato (15 i legni colpiti, sinora, se la memoria non mi falla) della sua storia recente, ha raggiunto un obiettivo concreto: le semifinali della coppa Italia, buttando fuori dalla competizione la detentrice del titolo, quella Lazio che virtualmente - se s'aggiudicherà il recupero col Verona - va considerata la seconda forza del campionato. Segnali di ripresa, sia tecnica che di garretti. E domenica sera sarà di scena al San Paolo la Vecchia Signora guidata da c'era Guevara Sarri e dal Gonzalo superbomber quando vestiva l'azzurro. Sarà una partitissima, come sempre è stata la sfida con i bianconeri. Poi, se il busto del Patrono volesse manifestarsi davanti a CR7 e compagnìa bella, beh! mica gli chiederemo se aveva l'accredito!

 

 

Adolfo Mollichelli

 

Napoli Magazine

 

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