Mauro Meluso, ex direttore sportivo del Napoli, ha rilasciato una lunga intervista a Gianlucadimarzio.com: “Il calcio non è una scienza esatta, non è matematico, però ha una logica. Quelli che fanno il mio mestiere, e che lo fanno da tanti anni come me, possono dare degli spunti dal punto di vista dell’esperienza“.
Esperienza sul campo e non nello studio di dati e numeri: “Io vengo dalla vecchia scuola, quella dove il direttore sportivo ha un ruolo centrale nelle scelte. È cambiato molto, allo Spezia nel 2021, dove raggiungemmo una miracolosa salvezza, la nuova proprietà mi disse che avrebbe voluto usare l’algoritmo. Io risposi che l’algoritmo poteva servire per scremare la ricerca, ma la scelta dei giocatori sarebbe stata mia. Per questo sono stato esonerato con altri due anni di contratto“.
Proprio in Liguria lavorò con uno come Vincenzo Italiano: “Giocammo la prima partita di campionato contro il Sassuolo di De Zerbi che ci mise sotto. Perdemmo malamente, lui era sconsolato, ma io gli dissi: ‘Abbiamo fatto una grande partita, se questi sono i principi verremo fuori’. Era uno che dava un’identità alla squadra, cercare di dominare la partita sempre. Aveva un gioco quasi spavaldo, cosa che mi convince che bisogna avere coraggio nel calcio. Altrimenti, se fai come il boxeur che sta all’angolo e para solo i colpi, prima o poi ti mettono al tappeto“.
Di aneddoti su quel periodo ce ne sono molti, alcuni quasi clamorosi: “Ho qualche rammarico, per esempio Agudelo, che ha scelto poi di andare all’estero. Un altro è Verde, che era un giocatore che aveva delle potenzialità enormi, mi ricordava molto Salah. Infatti, Paratici ci aveva pensato per sostituire Chiesa alla Juventus quando si fece male“. Ma l’allora d.s. della Juve aveva messo gli occhi anche su un altro talento allora molto giovane: “Oggi Piccoli è un centravanti affermato, già nell’anno allo Spezia Paratici me lo chiese a gennaio. La Juve ne aveva bisogno, ma non glielo diedi. Italiano con Piccoli all’inizio diventava matto. Ogni tanto mi guardava storto, come per dirmi ‘ma chi mi hai portato?’: lui chiedeva alcuni movimenti che Piccoli non aveva, perché era uno molto istintivo. Italiano lo forgiò dal punto di vista tattico e così fece un grande girone di ritorno“.
Un altro giocatore da lui scovato, invece, non ebbe la stessa fortuna: “C’era un grande giocatore che portai allo Spezia dopo averlo visionato in Brasile, sto parlando di Leo Sena. Purtroppo, durante il covid ebbe una miocardite che gli impedì di avere l’autorizzazione medica per giocare e quindi dovette andare in altri campionati. Vincenzo andava matto per lui, perché era veramente forte, tanto che lo avrebbe portato tranquillamente a Firenze. Lo Spezia lo riscattò, poi però lui dovette cambiare i suoi piani per il futuro“. Ma molti altri poi sono riusciti a fare strada: “Presi Estevez per pochissimo e gioca ancora in A a Parma. Chabot è stato convocato in nazionale tedesca, Pobega lo portai dal Milan ma solo in prestito, perché Massara, che è un ottimo d.s., non voleva privarsene. Ismajli, oggi al Torino, lo presi per due spiccioli. Provedel addirittura a zero, col 50% sulla rivendita all’Empoli“.
Prima dell’avventura con lo Spezia, ci fu quella lunga, dal 2016 al 2020, da d.s. del Lecce: “Uno dei posti migliori dove sono stato a lavorare, con Sticchi Damiani mi sono trovato benissimo e abbiamo fatto una scalata pazzesca dalla C alla A“. Anche lì non mancarono i colpi: “In C presi Mancosu a parametro zero dalla Casertana e dopo 3 anni fece 14 gol in serie A. La Mantia fu una grande plusvalenza, come anche Petriccione e Falco presi a zero e rivenduti per qualche milione. Presi anche Gallo a zero dal Palermo, oggi è ancora a Lecce. Fece rumore il mancato ingaggio di Burak Yilmaz ma io non ci avevo troppo sperato“.
Il retroscena più clamoroso, su questa parentesi, è una trattativa di cui poi non si fece nulla. Una vera e propria mission impossible: “Chiamai Leonardo, che era direttore del PSG. Choupo-Moting giocava poco e io gli proposi di un prestito. Leonardo era d’accordo, ma era una cosa quasi impossibile. Andai a Parigi per vedere un agente per un altro giocatore e in quel caso andai a vedere il PSG. In quella partita perdevano 1-0, si fece male Cavani ed entrò Choupo-Moting, che fece una doppietta. In quel momento capii che era diventato come scalare l’Everest in ciabatte. Anche se il mercato era ancora aperto non andai nemmeno più a parlare con Leonardo“.
Ma veniamo al Napoli che, come dicevamo, è stato il punto più prestigioso della sua carriera nella stagione 2023/24. Arrivato però nel momento peggiore possibile: “Difficile dire se io sia riuscito o meno a sfruttare la chance, ma va detto che era una situazione complicata, dopo uno scudetto e una stagione supergloriosa. Fu difficile impormi come ero abituato a fare. Ricordo bene la gestione di tanti momenti vissuti, fu un’annata disgraziata ma al presidente De Laurentiis va tutta la mia gratitudine: ho fatto la Champions, ho pranzato con Florentino Perez prima di Real Madrid-Napoli. Sono esperienze indimenticabili“.
E anche qua non mancano i retroscena di mercato: “Ho un po’ di rammarico, perché avrei potuto fare qualcosa in più. Chi avrei voluto prendere? Mi ero prefissato di prendere Sesko per l’attacco. Mentre con Mazzarri volevamo puntare su Theate, che poi non siamo riusciti a prendere. Purtroppo non era facile in una stagione in cui è sempre mancata continuità tecnica“. Anche per queste difficoltà, non tutte le sue operazioni diedero immediatamente i loro frutti: “Natan fu un’intuizione di Maurizio Micheli e quando io arrivai erano già abbastanza avanti nella trattativa, ma la sottoscrissi a 360 gradi, perché questo ragazzo aveva potenzialità enormi. Caratterialmente era un po’ timido e aveva bisogno di tempo per esprimersi“.
Dopo la separazione col Napoli, ha accettato di ripartire dalla C col Perugia e ora è fermo in attesa del progetto giusto: “Per me è fondamentale portare avanti un metodo di lavoro, per adesso aspetto. Nella mia vita sono stato poco fermo e quando lo sono stato mi aggiornavo, andavo in giro, guardavo partite, parlavo con allenatori e scout: questo è il mio mondo“.
di Napoli Magazine
11/02/2026 - 16:38
Mauro Meluso, ex direttore sportivo del Napoli, ha rilasciato una lunga intervista a Gianlucadimarzio.com: “Il calcio non è una scienza esatta, non è matematico, però ha una logica. Quelli che fanno il mio mestiere, e che lo fanno da tanti anni come me, possono dare degli spunti dal punto di vista dell’esperienza“.
Esperienza sul campo e non nello studio di dati e numeri: “Io vengo dalla vecchia scuola, quella dove il direttore sportivo ha un ruolo centrale nelle scelte. È cambiato molto, allo Spezia nel 2021, dove raggiungemmo una miracolosa salvezza, la nuova proprietà mi disse che avrebbe voluto usare l’algoritmo. Io risposi che l’algoritmo poteva servire per scremare la ricerca, ma la scelta dei giocatori sarebbe stata mia. Per questo sono stato esonerato con altri due anni di contratto“.
Proprio in Liguria lavorò con uno come Vincenzo Italiano: “Giocammo la prima partita di campionato contro il Sassuolo di De Zerbi che ci mise sotto. Perdemmo malamente, lui era sconsolato, ma io gli dissi: ‘Abbiamo fatto una grande partita, se questi sono i principi verremo fuori’. Era uno che dava un’identità alla squadra, cercare di dominare la partita sempre. Aveva un gioco quasi spavaldo, cosa che mi convince che bisogna avere coraggio nel calcio. Altrimenti, se fai come il boxeur che sta all’angolo e para solo i colpi, prima o poi ti mettono al tappeto“.
Di aneddoti su quel periodo ce ne sono molti, alcuni quasi clamorosi: “Ho qualche rammarico, per esempio Agudelo, che ha scelto poi di andare all’estero. Un altro è Verde, che era un giocatore che aveva delle potenzialità enormi, mi ricordava molto Salah. Infatti, Paratici ci aveva pensato per sostituire Chiesa alla Juventus quando si fece male“. Ma l’allora d.s. della Juve aveva messo gli occhi anche su un altro talento allora molto giovane: “Oggi Piccoli è un centravanti affermato, già nell’anno allo Spezia Paratici me lo chiese a gennaio. La Juve ne aveva bisogno, ma non glielo diedi. Italiano con Piccoli all’inizio diventava matto. Ogni tanto mi guardava storto, come per dirmi ‘ma chi mi hai portato?’: lui chiedeva alcuni movimenti che Piccoli non aveva, perché era uno molto istintivo. Italiano lo forgiò dal punto di vista tattico e così fece un grande girone di ritorno“.
Un altro giocatore da lui scovato, invece, non ebbe la stessa fortuna: “C’era un grande giocatore che portai allo Spezia dopo averlo visionato in Brasile, sto parlando di Leo Sena. Purtroppo, durante il covid ebbe una miocardite che gli impedì di avere l’autorizzazione medica per giocare e quindi dovette andare in altri campionati. Vincenzo andava matto per lui, perché era veramente forte, tanto che lo avrebbe portato tranquillamente a Firenze. Lo Spezia lo riscattò, poi però lui dovette cambiare i suoi piani per il futuro“. Ma molti altri poi sono riusciti a fare strada: “Presi Estevez per pochissimo e gioca ancora in A a Parma. Chabot è stato convocato in nazionale tedesca, Pobega lo portai dal Milan ma solo in prestito, perché Massara, che è un ottimo d.s., non voleva privarsene. Ismajli, oggi al Torino, lo presi per due spiccioli. Provedel addirittura a zero, col 50% sulla rivendita all’Empoli“.
Prima dell’avventura con lo Spezia, ci fu quella lunga, dal 2016 al 2020, da d.s. del Lecce: “Uno dei posti migliori dove sono stato a lavorare, con Sticchi Damiani mi sono trovato benissimo e abbiamo fatto una scalata pazzesca dalla C alla A“. Anche lì non mancarono i colpi: “In C presi Mancosu a parametro zero dalla Casertana e dopo 3 anni fece 14 gol in serie A. La Mantia fu una grande plusvalenza, come anche Petriccione e Falco presi a zero e rivenduti per qualche milione. Presi anche Gallo a zero dal Palermo, oggi è ancora a Lecce. Fece rumore il mancato ingaggio di Burak Yilmaz ma io non ci avevo troppo sperato“.
Il retroscena più clamoroso, su questa parentesi, è una trattativa di cui poi non si fece nulla. Una vera e propria mission impossible: “Chiamai Leonardo, che era direttore del PSG. Choupo-Moting giocava poco e io gli proposi di un prestito. Leonardo era d’accordo, ma era una cosa quasi impossibile. Andai a Parigi per vedere un agente per un altro giocatore e in quel caso andai a vedere il PSG. In quella partita perdevano 1-0, si fece male Cavani ed entrò Choupo-Moting, che fece una doppietta. In quel momento capii che era diventato come scalare l’Everest in ciabatte. Anche se il mercato era ancora aperto non andai nemmeno più a parlare con Leonardo“.
Ma veniamo al Napoli che, come dicevamo, è stato il punto più prestigioso della sua carriera nella stagione 2023/24. Arrivato però nel momento peggiore possibile: “Difficile dire se io sia riuscito o meno a sfruttare la chance, ma va detto che era una situazione complicata, dopo uno scudetto e una stagione supergloriosa. Fu difficile impormi come ero abituato a fare. Ricordo bene la gestione di tanti momenti vissuti, fu un’annata disgraziata ma al presidente De Laurentiis va tutta la mia gratitudine: ho fatto la Champions, ho pranzato con Florentino Perez prima di Real Madrid-Napoli. Sono esperienze indimenticabili“.
E anche qua non mancano i retroscena di mercato: “Ho un po’ di rammarico, perché avrei potuto fare qualcosa in più. Chi avrei voluto prendere? Mi ero prefissato di prendere Sesko per l’attacco. Mentre con Mazzarri volevamo puntare su Theate, che poi non siamo riusciti a prendere. Purtroppo non era facile in una stagione in cui è sempre mancata continuità tecnica“. Anche per queste difficoltà, non tutte le sue operazioni diedero immediatamente i loro frutti: “Natan fu un’intuizione di Maurizio Micheli e quando io arrivai erano già abbastanza avanti nella trattativa, ma la sottoscrissi a 360 gradi, perché questo ragazzo aveva potenzialità enormi. Caratterialmente era un po’ timido e aveva bisogno di tempo per esprimersi“.
Dopo la separazione col Napoli, ha accettato di ripartire dalla C col Perugia e ora è fermo in attesa del progetto giusto: “Per me è fondamentale portare avanti un metodo di lavoro, per adesso aspetto. Nella mia vita sono stato poco fermo e quando lo sono stato mi aggiornavo, andavo in giro, guardavo partite, parlavo con allenatori e scout: questo è il mio mondo“.