A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Roberto Bordin, allenatore ed ex centrocampista, tra le tante, di Napoli e Bologna.
"Negli anni abbiamo visto che anche tanti punti di vantaggio a volte non bastano, anche se è sempre difficile recuperare quando sei a sette punti, come in questo caso rispetto al Napoli. Tante volte chi è davanti ha perso campionati pur avendo un grande margine. Devo dire che il Napoli ha fatto una grandissima vittoria e ha dato un segnale importante al campionato. Secondo me i ragazzi proveranno a sfruttare ogni turno per accorciare. L'Inter ha una gara non semplice, perché anche il Como deve difendere il quarto posto, con Juventus e Atalanta lì dietro. Non sarà facile. È chiaro che il Napoli, sulla carta, ha ancora una possibilità, sperando in un passo falso dell'Inter per mettere pressione fino all'ultima giornata".
Sette punti da recuperare sono davvero tanti, considerando le poche gare che mancano. L'ultimo grande ostacolo per l'Inter potrebbe essere il Como, che a sua volta lotta per mantenere il quarto posto. Chi arriva meglio a questa sfida?
"Il Como arriva sta facendo vedere un calcio molto interessante, con idee nuove. È una squadra che gioca bene e che convince, merito anche dell'allenatore che ha portato qualcosa di diverso nel campionato italiano. Sono stati fatti investimenti e sono stati valorizzati giocatori magari poco conosciuti, tirando fuori delle vere sorprese. Per questo penso che il Como possa essere avvantaggiato dal punto di vista della condizione. Però davanti c'è l'Inter, che resta una squadra fortissima e che, anche dopo un momento di difficoltà, ha dimostrato di poter reagire subito. Sarà una bella partita e il Napoli spera ovviamente in un risultato favorevole"
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Il Napoli è chiamato a giocare in trasferta contro il Parma, una piazza che lei conosce molto bene. Che insidie può nascondere questa gara?
"Il Parma è in una posizione di classifica abbastanza tranquilla rispetto ad altre squadre, quindi può giocare con più serenità. Sa di affrontare una squadra importante e darà il massimo, ma senza pressioni eccessive. L'ambiente è caldo, lo stadio è sempre pieno e la squadra è molto seguita, quindi non sarà una partita semplice. Inoltre è una squadra con un allenatore giovane che propone un calcio aperto, non si chiude e prova a giocarsela. Sarà sicuramente una gara piacevole da vedere, ma per il Napoli non sarà facile perché, come diciamo sempre, ogni partita va conquistata sul campo".
Abbiamo parlato della lotta Champions, citando il Como, ma ci sono anche Roma, Atalanta e Juventus. Ad oggi, tra queste, qual è la squadra più accreditata per arrivare quarta?
"La Juventus sta ottenendo risultati importanti e si è rimessa in corsa. L'Atalanta, con uno scontro diretto favorevole, potrebbe fare un salto decisivo e avvicinarsi ancora di più. La Roma, invece, è un po' in difficoltà: ha perso diverse partite recentemente, anche se contro l'Inter ha fatto una buona prestazione nonostante il risultato pesante. Credo che ormai la lotta sia soprattutto tra Atalanta e Juventus, mentre la Roma ha meno possibilità proprio per via del distacco e delle difficoltà attuali".
Si parla di un possibile azzeramento della Federazione, con dimissioni ai vertici. Secondo lei, da dove bisogna ripartire?
"Io le rispondo con una domanda: se avessimo vinto, sarebbe cambiato qualcosa? Secondo me il problema nasce già da otto anni fa, quando abbiamo fallito la prima qualificazione al Mondiale. Lì andavano prese decisioni importanti. Invece si è andati avanti senza cambiamenti reali, sperando di rimediare, ma abbiamo mancato anche le qualificazioni successive. Abbiamo perso tempo prezioso. Oggi si parla di rivoluzione, ma forse andava fatta molto prima. Adesso bisogna ripartire da zero, con idee chiare e programmi seri, perché altrimenti si rischia di continuare a pagare le conseguenze per anni".
Secondo lei sarebbe giusto affidare la FIGC a una figura come Giovanni Malagò?
"Sicuramente è una persona esperta, con grande capacità gestionale, e potrebbe essere una figura adatta in un momento di crisi come questo. Però da solo non basta: servono dirigenti competenti al suo fianco, persone con esperienza nella gestione sportiva. È fondamentale anche lavorare sulla formazione, soprattutto degli allenatori, creando una linea comune e una struttura organizzata. Bisogna partire dai giovani, puntare sulla crescita dei calciatori senza ossessione per il risultato immediato, ma costruendo giocatori pronti per il futuro e per la Nazionale. La formazione e la passione sono alla base di tutto"
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Si parla molto di Antonio Conte in ottica Nazionale. È il nome giusto da cui ripartire?
"Conte è un grandissimo allenatore, ma in questo momento è concentrato sul campionato e queste voci possono anche togliere concentrazione alla squadra. È normale che il suo nome venga accostato alla Nazionale, perché è preparato e ha già dimostrato il suo valore. Però io lo vedo più come allenatore da club, perché ha bisogno del contatto quotidiano con i giocatori, di lavorare ogni giorno sulla mentalità. Il ruolo di commissario tecnico è diverso. Può far bene, certo, ma il problema della Nazionale non è solo l'allenatore: ci sono tante altre cose da sistemare prima".
Sono d'accordo con lei, però è stato lo stesso Conte, dopo Napoli-Milan, a dire che, se fosse presidente della Federazione, prenderebbe in considerazione il suo nome. Non è un po' fuori luogo visto il momento del Napoli?
"Ho letto anch'io quelle dichiarazioni, ma bisogna sempre capire come vengono interpretate. Se gli viene fatta una domanda sulla Nazionale, è normale che risponda dicendo che si sente pronto. È un discorso teorico. Poi sappiamo che certe domande vengono fatte anche per creare un po' di pressione o destabilizzare un ambiente che sta facendo bene. Io penso che abbia risposto in maniera corretta, senza togliere nulla all'importanza del campionato che sta giocando".