NAPOLI - Il 2026 si è aperto con una nuova vittoria incoraggiante del Napoli, proprio come si era chiuso il 2025 a Cremona. Stesso risultato, vittoria per 2-0 in trasferta e sfatato il tabù secondo il quale il team allenato da Antonio Conte non sapesse vincere al di fuori dello Stadio Maradona. Ciò che più di tutto sta impressionando, dalla semifinale di Supercoppa Italiana stravinta contro il Milan, è la capacità di dominare il campo, e di conseguenza gli avversari, grazie alla compattezza di gioco, la solidità complessiva e la conseguente disinvoltura con cui arrivano gol, recuperi e possesso palla, che di fatto non lasciano scampo a chi prova ad opporsi. E' successo a Riyadh contro i rossoneri e contro il Bologna, e la giostra ha ripreso ad incantare a Cremona e a Roma contro la Lazio. All'Olimpico, per grandi tratti del match, la squadra è stata letteralmente telecomandata da bordocampo da Antonio Conte, bravo ad ottenere un pressing a tutto campo che ha quasi lasciato del tutto inoperoso Milinkovic-Savic. Non a caso sono arrivati i gol di Spinazzola e Rrahmani, quest'ultimo accompagnato da un evidentissimo "era ora" del tecnico partenopeo. E non è un caso nemmeno che gli assist per le due reti siano arrivati da Politano, eletto mvp dell'incontro. Ma partiamo con ordine. Ormai la sensazione è che l'undici titolare difficilmente possa essere scavalcato nelle gerarchie. Al di là delle assenze, l'equilibrio raggiunto dalla difesa è quasi imbarazzante. Di Lorenzo, Rrahmani e Juan Jesus si intendono a memoria. E lo stesso Buongiorno, subentrato nel finale di gara, avrà capito che per ottenere nuovamente la maglia da titolare non sarà una passeggiata. Serenità a parte conferita da Milinkovic-Savic, che seppur poco impegnato ha fatto sentire la sua presenza in area e in fase di costruzione del gioco, va eretta il prima possibile una statua a Lobotka. Lo slovacco continua ad essere un robot snervante davanti alla difesa, mentre a centrocampo McTominay fa sentire il suo peso, sia in termini di contrasti (Zaccagni lo ha letteralmente sollevato per aria e Massa lo ha graziato) che di propensione offensiva, il tutto senza dimenticare l'operato degli esterni. Politano a destra e Spinazzola a sinistra (al di là del gol) rappresentano una spina nel fianco per chiunque, non solo per il malcapitato Pellegrini o Gila di turno. A fiammate, ma sempre insidiose, Neres (uscito dal campo per un trauma contusivo alla caviglia sinistra), mentre merita un encomio particolare Elmas (ancora una volta essenziale per il gioco espresso, anche se sfortunato tra palo e mira non delle migliori nelle due conclusioni di testa che hanno messo i brividi a Provedel). E poi c'è Hojlund, snervante per muscolatura e visione della porta. Bene i subentrati: Ambrosino e Lang per la gloria, Gutierrez e Mazzocchi sugli scudi. In particolare quest'ultimo, espulso senza motivo dopo essere stato istigato da Marusic. Non ho capito nemmeno tutte le ricostruzioni tv, palesemente filo-laziali probabilmente per solidi trascorsi con la maglia capitolina o semplicemente per fede di tifo geografico, relative all'atteggiamento di Noslin, che per poco non veniva santificato. Un controllo di mano è tale e va interrotto il gioco. Massa è stato fin troppo buono a sorvolare su falli decisamente in ritardo, se poi bisogna sminuire il Napoli onestamente non ci sto! Giustamente Conte spera che l'incantesimo costruito con sacrificio e pazienza possa durare il più a lungo possibile. Mi ripeto: variare l'equilibrio di squadra raggiunto sarebbe fuori da ogni logica. Sono piuttosto gli avversari che dovranno chiedersi se c'è un modo per minare le solide certezze costruite dal Napoli. Al momento, per la gioia del pubblico partenopeo, pare proprio di no. Avanti il prossimo, ora inizia il bello, di tre giorni in tre giorni, ma col sorriso sulle labbra e la consapevolezza di avere tra le mani un giocattolo che può solo regalare tante altre soddisfazioni ai propri sostenitori.

di Napoli Magazine
05/01/2026 - 23:58
NAPOLI - Il 2026 si è aperto con una nuova vittoria incoraggiante del Napoli, proprio come si era chiuso il 2025 a Cremona. Stesso risultato, vittoria per 2-0 in trasferta e sfatato il tabù secondo il quale il team allenato da Antonio Conte non sapesse vincere al di fuori dello Stadio Maradona. Ciò che più di tutto sta impressionando, dalla semifinale di Supercoppa Italiana stravinta contro il Milan, è la capacità di dominare il campo, e di conseguenza gli avversari, grazie alla compattezza di gioco, la solidità complessiva e la conseguente disinvoltura con cui arrivano gol, recuperi e possesso palla, che di fatto non lasciano scampo a chi prova ad opporsi. E' successo a Riyadh contro i rossoneri e contro il Bologna, e la giostra ha ripreso ad incantare a Cremona e a Roma contro la Lazio. All'Olimpico, per grandi tratti del match, la squadra è stata letteralmente telecomandata da bordocampo da Antonio Conte, bravo ad ottenere un pressing a tutto campo che ha quasi lasciato del tutto inoperoso Milinkovic-Savic. Non a caso sono arrivati i gol di Spinazzola e Rrahmani, quest'ultimo accompagnato da un evidentissimo "era ora" del tecnico partenopeo. E non è un caso nemmeno che gli assist per le due reti siano arrivati da Politano, eletto mvp dell'incontro. Ma partiamo con ordine. Ormai la sensazione è che l'undici titolare difficilmente possa essere scavalcato nelle gerarchie. Al di là delle assenze, l'equilibrio raggiunto dalla difesa è quasi imbarazzante. Di Lorenzo, Rrahmani e Juan Jesus si intendono a memoria. E lo stesso Buongiorno, subentrato nel finale di gara, avrà capito che per ottenere nuovamente la maglia da titolare non sarà una passeggiata. Serenità a parte conferita da Milinkovic-Savic, che seppur poco impegnato ha fatto sentire la sua presenza in area e in fase di costruzione del gioco, va eretta il prima possibile una statua a Lobotka. Lo slovacco continua ad essere un robot snervante davanti alla difesa, mentre a centrocampo McTominay fa sentire il suo peso, sia in termini di contrasti (Zaccagni lo ha letteralmente sollevato per aria e Massa lo ha graziato) che di propensione offensiva, il tutto senza dimenticare l'operato degli esterni. Politano a destra e Spinazzola a sinistra (al di là del gol) rappresentano una spina nel fianco per chiunque, non solo per il malcapitato Pellegrini o Gila di turno. A fiammate, ma sempre insidiose, Neres (uscito dal campo per un trauma contusivo alla caviglia sinistra), mentre merita un encomio particolare Elmas (ancora una volta essenziale per il gioco espresso, anche se sfortunato tra palo e mira non delle migliori nelle due conclusioni di testa che hanno messo i brividi a Provedel). E poi c'è Hojlund, snervante per muscolatura e visione della porta. Bene i subentrati: Ambrosino e Lang per la gloria, Gutierrez e Mazzocchi sugli scudi. In particolare quest'ultimo, espulso senza motivo dopo essere stato istigato da Marusic. Non ho capito nemmeno tutte le ricostruzioni tv, palesemente filo-laziali probabilmente per solidi trascorsi con la maglia capitolina o semplicemente per fede di tifo geografico, relative all'atteggiamento di Noslin, che per poco non veniva santificato. Un controllo di mano è tale e va interrotto il gioco. Massa è stato fin troppo buono a sorvolare su falli decisamente in ritardo, se poi bisogna sminuire il Napoli onestamente non ci sto! Giustamente Conte spera che l'incantesimo costruito con sacrificio e pazienza possa durare il più a lungo possibile. Mi ripeto: variare l'equilibrio di squadra raggiunto sarebbe fuori da ogni logica. Sono piuttosto gli avversari che dovranno chiedersi se c'è un modo per minare le solide certezze costruite dal Napoli. Al momento, per la gioia del pubblico partenopeo, pare proprio di no. Avanti il prossimo, ora inizia il bello, di tre giorni in tre giorni, ma col sorriso sulle labbra e la consapevolezza di avere tra le mani un giocattolo che può solo regalare tante altre soddisfazioni ai propri sostenitori.
