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L'ANGOLO
RETROSCENA - Sacchi: "Maradona mi voleva portare al Napoli, mi disse..."
26.01.2019 12:02 di Napoli Magazine

NAPOLI - Milan-Napoli è una delle classiche del nostro campionato e sceglierne una su tutte è complicato. L'ha fatto però Arrigo Sacchi, storico allenatore rossonero, nel corso di un'intervista a La Gazzetta dello Sport: "Il primo, 3 gennaio 1988: Milan-Napoli 4-1. Una delle più belle prestazioni in assoluto del mio Milan. Vantaggio di Careca, poi ci scatenammo: Colombo, Virdis, Gullit, Donadoni, pali… Un assalto continuo. Van Basten, infortunato, era tornato a vederci dopo un po’ di tempo. Mi disse: ‘Mister, non pensavo che la squadra potesse cambiare così in quattro mesi’. Dopo la sconfitta alla seconda con la Fiorentina, mi aveva criticato sui giornali e la domenica successiva lo portai in panchina a Cesena: ‘Così puoi darmi qualche consiglio’. Dopo qualche mese, Marco aveva cambiato idea… L’estate successiva arrivò Rijkaard e, per mostrargli come giocavamo, gli feci rivedere quel Milan-Napoli. Rimase impressionato: ‘Che pressing… Mai visto Gullit correre così senza palla’. In effetti Ruud era stato mostruoso".

 

Non male neanche al ritorno: vittoria-scudetto al San Paolo. "Accusammo il pari di Maradona a fine primo tempo. Trovai i giocatori in spogliatoio con la testa tra le mani. Serviva una scossa. Dissi: ‘Sono così sicuro di vincere che metto un’altra punta’. E feci entrare Van Basten per Donadoni. Ruud giocò un altro partitone. Vincemmo 3-2, segnò anche Marco, il San Paolo ci applaudì dimostrando la sua grande cultura sportiva".

 

Anche Maradona aveva un debole per lei. "Voleva portarmi al Napoli, mi disse: ‘Con me e Careca lei parte sempre da 1-0’. Da avversario era un bel problema. Spiegavo ai miei: se la palla ce l’abbiamo noi, non può farci male. Se anche ce l’ha il Napoli e noi pressiamo chi deve rifornirlo, al massimo gli arriva una palla sporca. Se poi gli arriva e lo pressiamo, abbiamo qualche speranza di cavarcela…".

 

Troppo diverso Diego dal suo ideale di giocatore? "Sarebbe stato la classica eccezione alla regola. Avrei dovuto cambiare il Milan, ma ci avrei provato molto volentieri".

 

Ingeneroso con Ottavio Bianchi dire che il Milan aveva il gioco e il Napoli i giocatori? "Sì, perché anche il Napoli aveva un gioco, molto italiano. Evani era sempre preoccupato di De Napoli che era più veloce. Gli dicevo: di che ti preoccupi? Se ti punta, in un attimo, ti trovi assistito da due-tre compagni. Lui al massimo può contare su una chiusura di Renica".

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