Calcio
IL PENSIERO - Zazzaroni: "Juventus, la perdita di identità resta il segno distintivo del dopo-Allegri"
22.02.2026 12:19 di Napoli Magazine
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Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, nel suo editoriale per il quotidiano analizza la situazione attuale della Juventus. Ecco le sue parole: "Che cos’è l’identità di una squadra? La risposta più semplice è: riconoscersi ed essere riconoscibile. Alla trentasettesima uscita stagionale, non ne faccio più una questione di mercato, comunque penalizzante in entrambe le sessioni, ma nuovamente di identità, la cui perdita resta il segno distintivo del dopo-Allegri. La maglia a strisce orizzontali, di per sé inguardabile e distantissima dalla tradizione e dal gusto dei tifosi, c’entra poco. Le urgenze e le pianificazioni di sponsor e merchandise le conosciamo – e critichiamo da almeno dieci anni anche se, certo, rendere orizzontale anche la storia del bianco e nero mi è sembrato un azzardo imperdonabile. La cosa brutta, la maglia. La bella, il Como che ha giocato un po’ più all’italiana – Fabregas non si offenderà: ha conservato l’ottimo palleggio, investito con una certa insistenza sui tempi lenti e sulle pause e sfruttato i vuoti lasciati dagli juventini quando perdevano il pallone a metà. Troppe volte è successo. In questo mese di febbraio nel quale ha subìto 16 gol in sei partite, la Juve di Spalletti di passi indietro non ne ha fatti tre, ma il doppio, e il 5 a 2 di Istanbul, dopo un primo tempo incoraggiante, un peso l’ha avuto. La Juventus ha ora tre punti in meno dello scorso anno in campionato, è uscita in fretta dalla coppa Italia e rischia di ripetersi in Champions restando a marzo con un solo obiettivo raggiungibile: il posto in Europa che le contendono Roma, Como e Atalanta. Un bilancio provvisorio che soltanto un miracolo col Galatasaray potrebbe aggiustare".

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IL PENSIERO - Zazzaroni: "Juventus, la perdita di identità resta il segno distintivo del dopo-Allegri"

di Napoli Magazine

22/02/2026 - 12:19

Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, nel suo editoriale per il quotidiano analizza la situazione attuale della Juventus. Ecco le sue parole: "Che cos’è l’identità di una squadra? La risposta più semplice è: riconoscersi ed essere riconoscibile. Alla trentasettesima uscita stagionale, non ne faccio più una questione di mercato, comunque penalizzante in entrambe le sessioni, ma nuovamente di identità, la cui perdita resta il segno distintivo del dopo-Allegri. La maglia a strisce orizzontali, di per sé inguardabile e distantissima dalla tradizione e dal gusto dei tifosi, c’entra poco. Le urgenze e le pianificazioni di sponsor e merchandise le conosciamo – e critichiamo da almeno dieci anni anche se, certo, rendere orizzontale anche la storia del bianco e nero mi è sembrato un azzardo imperdonabile. La cosa brutta, la maglia. La bella, il Como che ha giocato un po’ più all’italiana – Fabregas non si offenderà: ha conservato l’ottimo palleggio, investito con una certa insistenza sui tempi lenti e sulle pause e sfruttato i vuoti lasciati dagli juventini quando perdevano il pallone a metà. Troppe volte è successo. In questo mese di febbraio nel quale ha subìto 16 gol in sei partite, la Juve di Spalletti di passi indietro non ne ha fatti tre, ma il doppio, e il 5 a 2 di Istanbul, dopo un primo tempo incoraggiante, un peso l’ha avuto. La Juventus ha ora tre punti in meno dello scorso anno in campionato, è uscita in fretta dalla coppa Italia e rischia di ripetersi in Champions restando a marzo con un solo obiettivo raggiungibile: il posto in Europa che le contendono Roma, Como e Atalanta. Un bilancio provvisorio che soltanto un miracolo col Galatasaray potrebbe aggiustare".