Mohamed Ouahbi, c.t. del Marocco, ha rilasciato un'intervista alla rivista francese Onze Mondial, ricordando quando un professore gli disse che non aveva la stoffa per intraprendere la carriera di insegnante di educazione fisica: "Ciò che mi ha molto aiutato è quando ho iniziato gli studi per diventare professore di educazione fisica. Lì ho imparato moltissime cose. In quel momento, mi sono servito anche del calcio per progredire negli studi. Ne parlavo di recente con il mio staff. Molti dicono: 'o hai un dono o non ce l'hai', oppure 'sei fatto per questo o non lo sei'. Eppure mi ricordo molto bene del mio primo anno di studi: un professore mi disse che, secondo lui, non ero fatto per insegnare, per dare lezioni, per trasmettere. Non dirò che lo sognavo o che ci pensavo costantemente. Sono sempre stato una persona molto con i piedi per terra. Questo incarico è arrivato naturalmente. Si lavora sodo, si fanno le cose bene. E come diciamo da noi: 'Dio dà, Dio toglie'. È una forma di ricompensa per tutto il lavoro svolto fin dall'inizio. Lo affronto senza stress. Sono responsabilità che mi danno molta energia e fiducia. Non ho necessariamente fiducia in me stesso, ma ho fiducia nel mio lavoro: in ciò che faccio e nel modo in cui lo faccio". Un antieroe, per certi versi, in netta contrapposizione con la figura dell'uomo solo al comando: "Cerco sempre di coinvolgere tutti nel progetto. Non mi esprimo mai in prima persona: uso sempre il 'noi'. Quando parlo in prima persona, ho l'impressione di allontanarmi da questa logica collettiva. Uno staff prima di tutto. Chi pensa di riuscire da solo non riuscirà... in ogni caso non a lungo né correttamente".
di Napoli Magazine
08/07/2026 - 12:23
Mohamed Ouahbi, c.t. del Marocco, ha rilasciato un'intervista alla rivista francese Onze Mondial, ricordando quando un professore gli disse che non aveva la stoffa per intraprendere la carriera di insegnante di educazione fisica: "Ciò che mi ha molto aiutato è quando ho iniziato gli studi per diventare professore di educazione fisica. Lì ho imparato moltissime cose. In quel momento, mi sono servito anche del calcio per progredire negli studi. Ne parlavo di recente con il mio staff. Molti dicono: 'o hai un dono o non ce l'hai', oppure 'sei fatto per questo o non lo sei'. Eppure mi ricordo molto bene del mio primo anno di studi: un professore mi disse che, secondo lui, non ero fatto per insegnare, per dare lezioni, per trasmettere. Non dirò che lo sognavo o che ci pensavo costantemente. Sono sempre stato una persona molto con i piedi per terra. Questo incarico è arrivato naturalmente. Si lavora sodo, si fanno le cose bene. E come diciamo da noi: 'Dio dà, Dio toglie'. È una forma di ricompensa per tutto il lavoro svolto fin dall'inizio. Lo affronto senza stress. Sono responsabilità che mi danno molta energia e fiducia. Non ho necessariamente fiducia in me stesso, ma ho fiducia nel mio lavoro: in ciò che faccio e nel modo in cui lo faccio". Un antieroe, per certi versi, in netta contrapposizione con la figura dell'uomo solo al comando: "Cerco sempre di coinvolgere tutti nel progetto. Non mi esprimo mai in prima persona: uso sempre il 'noi'. Quando parlo in prima persona, ho l'impressione di allontanarmi da questa logica collettiva. Uno staff prima di tutto. Chi pensa di riuscire da solo non riuscirà... in ogni caso non a lungo né correttamente".