Anno XXI n° 9
lunedì 26 febbraio 2024, ore
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G-FACTOR - G. Lucariello su "NM": "Napoli, ADL è stato di parola"
18.12.2022 19:00 di Napoli Magazine

NAPOLI - Per favore, non scherziamo: Diego non si tocca, giù le mani da Maradona, el Pelusa era, è, e resta il numero Uno del calcio mondiale, l’immortale. La sua storia è roba da libro cuore e la sua pagina è sempre aperta, incancellabile e intoccabile. La Pulce Messi è grande, ma gli tocca restare al secondo posto nella graduatoria planetaria dei più forti calciatori, magari pur vincendo stasera la finale mondiale contro la Francia in Qatar. C’è chi si è sbizzarrito, sui cartelloni per la guerra in famiglia tra argentini: “Maradona vs Messi” nella giostra della rassegna africana, per dirla alla napoletana una “putecarella” strumentale messa in piedi per far rumore – una poco simpatica chiassata – per creare vivacità strumentale, ma bisogna toglierselo dalla testa: Diego è l’arte, è la poesia del pallone, è l’extraterrestre del football, quello che anni fa il Mundial l’ha vinto da solo, portandosi l’Argentina sulle spalle. Già, Maradona, una stella che è transitata nel cielo di Napoli per sette anni lasciando dietro di sé un’interminabile e intramontabile scia luminosa. Ed è davvero poco comprensibile l’accostamento strumentale tra lui e la Pulce, o meglio c’è da credere che sia stato messo in atto un maldestro meccanismo attuato per sminuire agli occhi di tutto il mondo il Maradona napoletano, declassandolo dal posto d’onore. Non sarà così, comunque. Adesso c’è da parlare d’altro, intanto. Il nuovo capitolo di questo piacevole rendez-vous settimanale si apre con un atto di dovuto omaggio nei confronti di don Aurelio. E’ capitato tempo fa di non averlo trattato in guanti gialli, soprattutto per effetto della sua comunicazione: non è la sua specialità, ma bisogna dovutamente scappellarsi oggi come oggi e riconoscergli i dovuti meriti, sotto il profilo societario e per quanto attiene il settore strettamente tecnico. In pochi gli credemmo, nelle anticipazioni legate alla nuova stagione. Tutti a casa quelli della vecchia giardia e porte aperte ai nuovi “guaglioni”, in un clima di aperte contestazioni e insoddisfazioni, va ricordato. Il patron si presentò in press-conference con un annuncio stridente e inaspettato, guerra aperta alle corazzate del campionato di calcio: “Lotteremo per vincere lo scudetto”, parole che determinarono un fortissimo scossone a tutti i livelli. Ne restò apparentemente frastornato e perplesso finanche Spalletti interrogandosi con uno sguardo puntato nel vuoto. Ebbene, tocca alzarsi in piedi e battere le mani, come tocca farlo anche a quanti tra risatine e risentimenti ritenevano sballata e campata in aria la dichiarazione programmatica del patron, sfoderata forse per calmierare una piazza diventata incandescente, per motivi già noti: un altro scudetto sfuggito e gli antichi eroi messi alla porta. Aurelio invece l’aveva detta giusta, è stato di parola. Ha sgombrato il campo delle contestazioni mettendo mano tra l’altro al risanamento dei conti e del bilancio, cosa che non ha precedenti nel calcio italiano e internazionale. C’è di più, il patron ha anche rifondato la squadra e consegnato a Spalletti un organico di formidabile qualità, lasciando a bocca aperta anche i cosiddetti Sapientoni a cui non sta bene mai niente di niente. Punto e daccapo, tra un po’ di ricomincia. Dietro l’angolo ci sono avversari formidabili, finora messi in fila alle spalle degli azzurri. Questione di giorni, ancora di alcune settimane appena. E poi botte da orbi. Vediamo chi la spunterà, noi puntiamo sulla squadra del cuore: e allora Forza Napoli!

 

 

Gianfranco Lucariello

 

Napoli Magazine

 

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