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SHOW TIME - Gino Rivieccio su "NM": "‘O pataterno è tifoso do’ Napule!"
30.01.2020 10:22 di Napoli Magazine

NAPOLI - Ricorderemo per parecchie settimane le lacrime di rabbia di Higuain all’uscita dal campo al fischio finale di Mariani; gli scaccolamenti in diretta di Sarri che tradivano il nervosismo per una partita impostata con il solo scopo di vincerla facilmente; lo sguardo incredulo di Ronaldo piegato sulle ginocchia alla ricerca del fiato perduto; la gioia dei ragazzi sotto la curva a cantare “Un giorno all’improvviso“. A conferma di una serata nata male e finita peggio per la Juve, si è messa anche la nebbia che ha impedito loro di rientrare a mezzanotte a Torino in aereo, al punto da suggerire a un supporter azzurro un post sui social: “Pure ‘a nebbia v’ha schifat’!”. La Juve di domenica al San Paolo è apparsa l’ombra di se stessa, merito soprattutto di un centrocampo che con l’innesto del barracuda Demme (previsto per lui un servizio in una puntata de “Alle falde del Kilimangiaro“) morde, frena, contrasta. Col subentro di Allan il centrocampo napoletano somiglierà alla baia di San Francisco: infestato di squali. Per molti avversari potrebbero preannunciarsi gabbie, anzi celle sul modello Alcatraz. Gli ammutinamenti, i ritiri sconfessati, le polemiche, le diserzioni passano tutte in secondo piano di fronte a una vittoria che ripaga di mesi di amarezze e sofferenze sportive. La frase che in queste ore si rincorre per le strade è: “Ancelotti l’aveva acccis’ a chisti cà”. Non so se questo sia del tutto condivisibile, certo che il buon Carlo c’ha messo molto del suo, ostinandosi a giocare con una squadra e un modulo praticati per far indiavolare e imbestialire persino i santi. Una sera di novembre avevo sentito in una chiesa napoletana persino san Ciro dall’alto di una campana di vetro reclamare: “‘O sta ‘nguaianne a Insigne!“. Complice una scellerata e condivisa campagna acquisti, padre e figlio di Reggiolo a un certo punto della stagione hanno smarrita la diritta via finendo con lo scontentare squadra, tifosi e società. Merito di Gattuso aver riportato entusiasmo e soprattutto aver ridato a Lorenzo il podio che merita, sia da un punto di vista tattico che psicologico: fallo sentire leader, trascinatore, figlio autentico di questa città e i risultati si sono visti. Lorenzo rispetto a un mese fa sembra un altro: detta i tempi, i passaggi, corre, trascina, rientra, prepara gli hot dog, ripara gli elettrodomestici, disciplina il traffico, fa il call center, la guida turistica e lo chef in cucina. Un Insigne H 24 non si era mai visto. E quando si ferma installa un distributore di cross e di assist per la gioia di Milik spesso sprovvisto di tessera di goleador. Ha ragione Ringhio quando predica calma. “Non mi fido“ ha detto subito dopo in conferenza stampa. Come dargli torto?! Troppo recenti e cocenti le delusioni e gli schiaffi con cui si era aperto questo 2020. Io personalmente comincio a fidarmi. Soprattutto di Gattuso che tra l’altro ha avuto un grande merito: aver riportato la fiducia in una città che dopo lo strapazzamento viola era diventata depressa, in preda alla rassegnazione. Domenica sera invece è ritornato il sorriso, come testimoniava quello striscione apparso a fine gara: "‘O pataterno è tifoso do’ Napule!". Anche così cominciano le rimonte…

 

 

Gino Rivieccio

 

Napoli Magazine
 

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